Non si direbbe proprio di un autore alla prima esperienza letteraria.
Il
libro e' ben fatto, ricco di particolari, al punto da
fare sembrare la vicenda vissuta in prima persona dallo stesso lettore.
La dovizia di particolari appare ancor più' evidente nella descrizione
dei piatti della cucina tradizionale messinese che, pur nella loro
semplicità', appaiono squisitamente maestosi. Gli intrighi e gli
intrecci dell'intensa, anche se breve, vicenda in cui si è trovato
incolpevolmente coinvolto Totò Spataro sono ben congegnati, a tal punto
da impedire un facile distacco dalla lettura.
Il coinvolgimento e' tale da rendere il lettore "avido di lettura" ed impaziente di scoprire il finale che, inaspettatamente, si rivelerà a doppio effetto. Al solito finale del "vissero felici e contenti", a prima vista l'unico possibile, infatti, si sostituisce un finale "amaro" per il protagonista, disposto per amore e/o per passione a cambiare "pelle", ma, appena sveglio, catapultato in quella realtà' misogina ed individualista che lui stesso aveva, con fermezza, sostenuto e vissuto fino a quel momento.
Il coinvolgimento e' tale da rendere il lettore "avido di lettura" ed impaziente di scoprire il finale che, inaspettatamente, si rivelerà a doppio effetto. Al solito finale del "vissero felici e contenti", a prima vista l'unico possibile, infatti, si sostituisce un finale "amaro" per il protagonista, disposto per amore e/o per passione a cambiare "pelle", ma, appena sveglio, catapultato in quella realtà' misogina ed individualista che lui stesso aveva, con fermezza, sostenuto e vissuto fino a quel momento.
Il finale,
insomma, è la metafora della vita dell'uomo che crede di non potere o
non volere mai cambiare, ma quando lo fa si rende conto che, pur
volendo, non potrà mai più ritornare indietro.
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